VOLLEY UNDER 13 CASTERNO – CENTRO ASTERIA: 1-3

Avrei tutto per tirarmela, perché mi risulta che i miei articoli siano piuttosto apprezzati.
Ma non lo farò.
Non ho tempo di farlo perchè quelli la, che durante la partita sono la bei sereni a fare i fenomeni sulla tribuna, mentre io sono dall’altra parte tra i dispiaceri, mi hanno chiesto di scrivere di loro, che sono la cosiddetta “settima giocatrice” del Palarobeccosulnaviglio. 
E va bene: eccovi accontentati.
Genitori, di grazia, non date consigli alle ragazze mentre giocano; cose come “stai più su, stai più giù, dai un bacio a chi vuoi tu….”.
Vi ho sentiti anche oggi. L’allenatrice si ingrifa; e poi so’ ccazz…..
Genitori di grazia, quando fate quel casino, mandate in casino a me.
Genitori, di grazia, non dite alle ragazze (o a quelle cose che sono delle vie di mezzo tra Heidi e Lara Croft in maglietta verde), “Braaaaaaavaaaaaaaaa” per qualsiasi cagata facciano, che poi pensano di essere braaaaaaaveeeee sul serio e succede quello che è successo a me, quell’ estate del 1994.
Ma di questo vi parlerò alla fine dell’articolo.

PALAROBECCOSULNAVIGLIO

Inizia tutto nel migliore dei modi.
Il coach Caimi propone il sestetto tipo; visto sovente in campo nelle precedenti partite, che ha sfoderato buone prove.
Il primo set viene vinto dal Casterno in modo convincente, con la solita voglia di non mollare, con buoni appoggi, che si trasformano in buone palle proposte dalle palleggiatrici alle attaccanti.
Poi basta.
La partita è per certi versi finita lì.
Al rientro in campo, le ragazze non sono sembrate le stesse.
I guai iniziano dalla difesa, con appoggi approssimativi che fanno dannare l’anima alle alzatrici, che a loro volta diventano di conseguenza imprecise nel proporre palle in attacco. Quando arrivano buone palle, vengono spesso sprecate.
Una caduta libera che ha tutta l’aria di un calo di concentrazione.
Le milanesi del Centro Asteria staccano nettamente le robecchesi, con un vantaggio che si dilata fino a 8 punti.
Coach Caimi decide di sparigliare le carte, operando una girandola di sostituzioni, forse con l’intenzione di dare respiro ad alcune ragazze, per riproporle nei set successivi.
Ma il Casterno sorprende e colma quasi tutto il gap, perdendo il set di misura.
Il nuovo sestetto sembra in partita e il coach decide di provare a continuare su questi binari, rinunciando a Erika a favore di Sofia e a Chiara a favore di Alisson. 
Si riparte dall’1-1.
Le ragazze, seppur meno attrezzate nei fondamentali di attacco, reggono bene il gioco delle avversarie. Queste ultime sembrano deboli sul piano del carattere e compiono molti errori che tengono il Casterno in gioco.
È un terzo set combattuto nel punteggio, giocato punto si punto, che però vede alla fine prevalere le ospiti, forti di una maggior forza d’urto in attacco.
È 1-2 per la capolista Centro Asteria.
Per aggiudicarsi almeno un altro set, servirebbe l’impresa, che purtroppo non riesce.
Le ragazze del Casterno scontano la lunga permanenza in campo e sono ormai poco lucide. C’è solo il tempo di mettere a referto l’ingresso di Vera per Alessandra, ma il quarto set ha avuto davvero poco da dire.
Il Centro Asteria prende il largo e si aggiudica il quarto set in scioltezza.
Finisce 3-1 per la squadra al comando della classifica.
Il Casterno è parso più imballato rispetto all’altro match clou fin qui disputato, contro il Cesano Boscone, in cui pur al cospetto di una squadra che è sembrata di maggiore spessore, aveva retto sul piano del gioco e del carattere, giocandosela alla pari per lunghi tratti della partita.

E ora vi lascio con uno dei miei aneddoti, che sembrano inventati e invece sono veri, ovvero un incontro, che ha determinato una delle svolte della mia vita.

ESTATE 1994 – spiaggia (o per lo meno qualcosa che gli somiglia).
In genere in spiaggia mi piace alternare attività molto creative, come guardare l’orizzonte, mettermi orizzontale, dormire, fare niente.
Solo che le spiagge hanno una peculiarità: se c’è un fazzoletto di sabbia, con vicino qualcosa che somigli vagamente al mare e tu sei la bel sereno sulla tua stuoia, che ti piglia la madornale piomba, stai certo che due marmocchie aspiranti pallavoliste (quelle a cui voi genitori dite “braaaaaaaavaaaa”), si materializzeranno dal nulla a pochi metri da te.
E insomma non riescono a mettere in fila tre palleggi ma quella più splendida della coppia, quella palla la deve proprio tenere su da terra e con stupendo gesto atletico, si affossa con gli avambracci nella sabbia a un metro da me, rovesciandomi sopra l’equivalente del deserto del Gobi.
Faccio lo sguardo incazzato, immaginando imprecazioni inesistenti (bue mannaro, orca mucca, zio bucefalo….).
I bambini si sa, non si toccano nemmeno con un fiore; specialmente se sono due sorte di Heidi mischiate con Lara Croft.
Non potendo dare un calcio nel culo alla giovane Piccinini, anche perché, tu non lo vedi ma da qualche parte c’è il papà e verrebbe fuori un pieno che la metà basta, ho deciso di perdonare la piccola.
È stato quel giorno, che ho deciso che avrei avuto una figlia, che avrebbe rotto le balle al prossimo con la sua palla da tre euro in spiaggia.

P.S.: l’estate scorsa, me ne stavo mimetizzato tra i bagnanti e osservavo le mie figlie giocare con la loro palla sulla spiaggia.
Non mettevano in fila tre palleggi……………

Sogni d’oro.

Mauro

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